MEDITAZIONE ZAZEN

Qualsiasi luogo è perfetto per questa attività, ma la posizione ideale rimane
la posizione del loto
è importante che il luogo preposto sia confortevole, può essere utile quindi stendere una coperta e posizionarvi un cuscino. Successivamente ci si siede in posizione eretta ad angolo retto inclinando però il mento verso il basso. Il busto e la vista spingono in avanti, le ginocchia verso terra e la nuca verso l’alto. Si agirà con lievi tensioni evitando le contratture. La lingua deve essere appoggiata sul palato. Le mani sono tenute in grembo, l'una poggia sull'altra e le palme sono rivolte verso l'alto; i pollici si toccano.

La respirazione è parte fondamelante: sarà calma e profonda, si inspira gonfiando l'addome e si espira contraendo gli addominali. La parte alta del torace deve rimanere immobile ma rilassata come le spalle ed il resto del corpo. Solo gli addominali ed i muscoli intorno alla vita mantengono la loro tensione durante la respirazione.

Lo sguardo è rivolto verso il basso e rappresenta  lo sguardo che trapassa e che su nulla si posa (come nella pratica delle Arti Marziali). Taluni durante la meditazione preferiscono chiudere gli occhi, altri li tengono socchiusi. Spesso la posizione viene eseguita di fronte ad un muro, ma nulla vieta di assumerla in mezzo alla natura o altrove.
In zazen non si pensa. All'inizio è piuttosto normale che i pensieri sfreccino nella nostra mente. Per una vita intera siamo stati abituati a pensare di giorno ed a non interrompere nemmeno nel sonno le attività della nostra mente.  Dopo una corsa di 10 chilometri è bene camminare un pochino prima di fermarsi, figuriamoci dopo una vita di pensieri!

Per semplificare il cammino che ci porta a quello stadio di non-pensiero vi sono molti modi. Tutti hanno in comune un aspetto: la concentrazione.

Prima di cominciare per qualcuno può essere utile porre lo sguardo e l’attenzione su un punto ben preciso; ci si concentra sul respiro, se ne contano le inspirazioni e le espirazioni, ad esempio, sino a dieci. Poi si ricomincia. Già qui alcuni potranno notare come nel momento in cui si è terminata l'inspirazione e non si è ancora cominciata l'espirazione sia più semplice non pensare. Piano piano si arriverà ad estendere il non-pensiero a tutte le fasi della respirazione.

Durante la respirazione invece ci si può  concentrare su un punto interno al nostro corpo situato due/tre dita sotto l'ombelico. Ponendo l'attenzione su questo punto ci accorgeremo che, inspirando, ne diverrà il ricettore dell'energia che il mondo ci dona ed espirando potremo sentire dal centro del nostro corpo sprigionarsi tale energia in tutto il nostro essere sino a travalicarne i confini materiali, come d'altronde fa il respiro stesso.

La pratica porterà poi a trovare una propria strada personale, un proprio metodo che meglio ci consentirà di raggiungere lo stato di meditazione. Ci si accorgerà che man mano che il tempo passa si entrerà in meditazione sempre più semplicemente e sempre in minor tempo. Qui, più che in altre situazioni, la fretta non è solo cattiva consigliera, ma è semplicemente inutile.
Meditazione zazen
Meditazione zazen
Meditazione zazen

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