SPONDILITE ANCHILOSANTE
Ci sono malattie che vanno sfidate soprattutto favorendone la conoscenza, perchè sono ancora troppo poco note e quindi non vengono scoperte. E' il caso della spondilite anchilosante che, a prescindere dal nome impegnativo che la caratterizza, provoca un'infiammazione cronica della colonna vertebrale e ha sintomi spesso difficili da identificare che si confondono con quelli di un generico mal di schena o vengono attribuiti a sforzi o a sollecitazioni sportive e muscolari troppo intense della spina dorsale.
La spondilite anchilosante è una malattia dolorosa, invalidante, caratterizzata da dolore lombare per cui il paziente sta male a riposo e nelle ore notturne, ha rigidità all'inizio del movimento, soprattutto al mattino, e sta meglio con il proseguio della deambulazione: è inserita nel gruppo delle Malattie Reumatiche Infiammatorie Croniche e Autoimmuni.
Il miglioramento delle condizioni con il movimento, la scarsa intensità iniziale del dolore e la difficoltà di comunicare al proprio medico correttamente i sintomi, ed infine i periodi di frequente miglioramento dei sintomi sono i responsabili principali della diagnosi tardiva di questo tipo di malattia, che viene spesso confusa con altre patologie di tipo reumatico.
Dal punto di vista del quadro clinico succede questo: nelle cartillagini vi è un'infiltrazione di sostanze del sistema immunitario, che provocano una infiammazione dell'articolazione che può dare vita ad una cicatrizzazione e quindi alla formazione di ponti ossei che andranno a limitare il movimento delle articolazioni.

Se non riconosciuta e curata per tempo, questa patologia provoca negli anni un progressivo irrigidimento della schiena che rende sempre più difficile la libertà di movimento. Come al solito il problema sta in una corretta diagnosi, perchè non siamo di fronte al solito mal di schiena, ma ad una malattia reumatica progressiva che va trattata per tempo. Certe volte la diagnosi può arrivare anche dopo 10 anni dai sintomi di esordio, una volta che il paziente ha purtroppo già raggiunto una notevole disabilità. Pensare di dover convivere per il resto della vita con una malattia cronica che comporta limitazioni, disagi e rischio di disabilità, può innescare nella persona uno stato di depressione e frustazione profonda.